Un nuovo annuncio in casa Facebook: al via i test dei protocolli che consentiranno agli iscritti di controllare (e cancellare) le informazioni che app e siti e web condividono con il social network stesso a fini pubblicitari.
Gli scandali che hanno investito Facebook – Cambridge Analytica in primis – hanno messo sotto la lente di ingrandimento ogni mossa del colosso.
In una nota diffusa da Erin Egan e David Baser, rispettivamente responsabile delle politiche sulla privacy e direttore gestione del prodotto, si sta lavorando alacremente su questa funzione che sarà inizialmente disponibile in Irlanda, Corea del Sud e Spagna, e poi nel resto del mondo.

Nella nota, viene reso noto che questo protocollo porta il nome di Attività fuori da Facebook e che “permette di vedere un riepilogo delle app e dei siti web che inviano a noi di Facebook informazioni sulle attività dell’utente che, se lo desidera, può cancellare queste informazioni dal suo account. Molte applicazioni e siti web sono gratuiti perché supportati dalla pubblicità online. Le aziende, per raggiungere le persone che con maggiore probabilità sono interessate ai loro prodotti, spesso condividono i dati sulle interazioni di queste persone sui loro siti web con le piattaforme pubblicitarie e con altri servizi in media”.
Un utente medio ha installato sul suo smartphone almento 80 app, ma ne usa abitualmente circa 40. Diventa perciò difficile tenere traccia di chi possiede informazioni su di loro e per cosa vengono utilizzate.

Come funziona Attività fuori da Facebook?
Quando un utente cancella la cronologia online, Facebook rimuove le informazioni identificative dai dati che app e siti web scelgono di inviargli. “Non sapremo dove ti trovavi o quali azioni hai compiuto su internet. E non useremo nessuno dei dati che disconnetti per mostrarti inserzioni su Facebook, Instagram o Messenger”, si legge nella nota.
E se Facebook si prepara all’impatto che questo avrà sul versante business, incassa l’appoggio di Unilever che tramite Luis Di Como, Evp global media dichiara di “Sostenere e incoraggiare loro e tutti gli operatori del settore a continuare nel cammino per ristabilire la fiducia nell’ecosistema pubblicitario”.

E se tutti gli attori in gioco non sono convinti, di sicuro questa mossa mostra un’apertura al dialogo, consente di allentare la tensione e piacerà agli utenti.

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