Social mood index, il nuovo indicatore che usa i social media

4 Mar 2019

L’andamento dell’economia italiana viene analizzato attraverso diverse misurazioni che, d’ora in poi, passeranno anche attraverso i social. Ci riferiamo a Social Mood on Economy Index, l’indice sperimentale di misure giornaliere derivate da campioni di tweet pubblici in italiano. È stato elaborato dall’Istat sulla scia di enti come Eurostat che già da tempo hanno cominciato a interessarsi ai dati che si possono evincere dai social media.

Attualmente, il periodo di analisi coperto dall’indice va dal 10 febbraio 2016 al 21 dicembre 2018. Vengono selezionati e analizzati solo i tweet in cui compare almeno una parola appartenente a un insieme-filtro predisposto dagli analisti. La procedura, attraverso la cosiddetta sentimental analysis, analizza circa 50.000 tweet al giorno.

Il funzionamento è semplice. Si accede al grafico interattivo Istat e si osserva il valore dell’indice: maggiore sarà il valore, migliore sarà il cosiddetto sentiment. I punti corrispondenti poi ai picchi e alle valli dell’indice vengono annotati ed evidenziati con un quadratino: puntando il mouse su uno di questi quadratini, sarà possibili visualizzare gli argomenti dominanti discussi nei tweet del giorno. Nel caso in cui l’elenco comprenda più argomenti, questi saranno riportati in un ordine di frequenza decrescente.

La produzione dell’indice passa attraverso la Streaming API di Twitter, che raccoglie campioni di tweet corrispondenti a filtri pre-impostati (costituiti da circa 60 parole e locuzioni chiave). Le parole chiave sono derivate da un questionario d’indagine sulla fiducia dei consumatori, che raccoglie e diffonde le proprie stime ogni mese. I fenomeni misurati dal Social Mood on Economy Index, precisa Istat, sono più vasti e meno definiti di quanto non sia la fiducia dei consumatori, la cui misura ufficiale è basata su una metodologia armonizzata e condivisa a livello europeo.
Ai social si guarda quindi non per certificare lo stato della fiducia dei consumatori, bensì per intercettare fenomeni che iniziano ad avere un peso e delle conseguenze. L’obiettivo insomma è monitorare e suggerire dei cambiamenti che dovranno poi essere comunque esaminati e certificati dagli strumenti tradizionali.

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